Osservatorio della lingua italiana - Che lingua che fa (blog a cura di Massimo Arcangeli)
Un "consiglio" per tutelare l'italiano
"La lingua italiana conta 57 milioni di parlanti, più della Francia e della Gran Bretagna, con un bacino potenziale di utenza valutato intorno ai 120 milioni". Inizia così la premessa al disegno di legge n. 354 sulla futura istituzione di un Consiglio Superiore della Lingua Italiana (CSLI), che riprende nella sostanza l'analogo disegno (n. 993), mai approdato nell'aula parlamentare, elaborato durante il secondo governo Berlusconi. Il 28 ottobre scorso sono stato convocato per un'audizione in tema presso la Commissione Affari costituzionali del Senato. Quello che segue, presentato in modalità Power Point, è il testo della mia relazione, a cui ho dato il titolo "Il CSLI. Linee progettuali e proposte operative".
1. Politiche di indirizzo
· Approntamento di un piano d'intervento a sostegno e promozione della lingua italiana in Europa.
· Realizzazione di un progetto di recupero all'italiano degli studenti della scuola secondaria e dell'università.
· Sensibilizzazione: 1) degli operatori in campo giornalistico e radiotelevisivo per un uso più attento e responsabile della nostra lingua; 2) degli altri operatori di settore e degli ordini professionali (medici, avvocati, commercialisti, ecc.) per una comunicazione più "amichevole" nei confronti dell'utente.
· Allestimento di un codice di stile per la semplificazione linguistica dei documenti prodotti dalla pubblica amministrazione e destinati ai cittadini.
· Svolgimento di attività di monitoraggio e di supporto al mantenimento di standard qualitativi adeguati alle esigenze e prerogative interne di una lingua nazionale.
2. La tutela dell'italiano in Europa: componenti e strategie
•a) Fondamenti giuridici. Rintracciabili nei trattati internazionali, nelle disposizioni comunitarie (artt. 21, 149, 151 del Trattato CE del 1957; artt. 1, 2 , 4 del Regolamento n. 1/1958; artt. 21 e 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea) e nelle decisioni della Corte di Giustizia (per quel riguarda, per esempio, l'etichettatura dei prodotti), garantiscono il principio dell'uguaglianza linguistica tra gli Stati membri dell'Unione Europea. È diritto dei cittadini comunitari poter accedere alle leggi vigenti, ai relativi regolamenti attuativi, alle informazioni sui vari progetti e servizi senza ostacoli di natura linguistica. Il multilinguismo è dunque precondizione essenziale per il riconoscimento di "pari opportunità" ai residenti nei diversi paesi europei. Se si accettasse però integralmente il principio del "multililinguismo totale", che imporrebbe di adottare nell'ambito dell'UE tutte le lingue dei paesi aderenti, si correrebbe il rischio di contare un numero enorme di combinazioni di traduzione. Meglio allora lavorare per l'inserimento dell'italiano in un limitato gruppo di lingue da privilegiare per ragioni storiche, economiche e politico-culturali.
•b) Primato culturale. Si deve a Edmund Husserl il concetto di "lingua europea" come grammatica del pensiero a fondamento dell'unione spirituale delle nazioni europee, legata indissolubilmente ai principi di libertà e democrazia di tradizione greco-romana. Nel pensiero del filosofo tedesco, secondo le parole del curatore italiano di un'edizione di suoi scritti, "la lingua europea è il modo in cui la civiltà europea ha pensato, dai suoi inizi fino ad oggi; è il linguaggio del pensiero occidentale, la lingua della filosofia, della fondazione originaria della nostra civiltà. È l'identità stessa della civiltà occidentale" (La filosofia come lingua europea, in E. Husserl, Crisi e rinascita della cultura europea, a cura di R. Cristin, Venezia, Marsilio, 1999, p. 18). Sarebbe paradossale, nella realizzazione del disegno di un'Europa comune, dover sacrificare proprio il patrimonio linguistico di quelle nazioni che, come l'Italia, hanno partecipato in modo determinante alla costruzione della civiltà europea.
3. L'italiano delle nuove generazioni: aspetti e problemi
· Gravi carenze nell'ortografia e nella corretta applicazione delle norme di interpunzione.
· Insufficiente competenza nell'uso variato del lessico, conseguenza di un impoverimento nella conoscenza e nella frequentazione del patrimonio vocabolaristico colto.
· Scarsa familiarità con l'analisi (maggiore predisposizione, invece, per le attività di sintesi), circostanza che ostacola l'assimilazione e la riproduzione delle tecniche, anche le più elementari, di ragionamento.
· Insufficiente consapevolezza del valore funzionale dello strumento linguistico e, in particolare, della differenza fra il suo uso scritto e parlato.
· Difficoltà di smarcarsi da una logica che non sia brutalmente sequenziale, di sottrarsi alle insidie dei "loop", dei vicoli ciechi, delle riprese "ingenue" del già detto, di procedere ordinatamente per punti e di sviluppare sottoargomenti da un argomento generale, riprendendo il filo del discorso dal punto esatto in cui è stato interrotto.
· Difficoltà nel distinguere tra elementi portanti ed elementi accessori di un testo, nell'intervenire sul flusso del pensiero "tagliandovi" capitoli e paragrafi, nell'usare in modo appropriato i connettivi (dunque, infatti, tuttavia...), che costituiscono la nervatura di una qualunque dimostrazione scientifica nel senso più ampio possibile: quello comportato dalla necessità di formulare un'ipotesi o illustrare una tesi tenendo conto di elementi a favore e di argomenti di rinforzo, di eventuali obiezioni o punti critici, di necessarie premesse e altrettanto necessari corollari.
4. Interventi interni di promozione e salvaguardia dell'italiano
· Creazione di un osservatorio permanente sullo stato di salute della nostra lingua.
· Svolgimento annuale di olimpiadi di grammatica italiana, sul modello di quelle già esistenti per varie discipline; si potrebbero chiamare Italianiadi (http://www.italianiadi.it/ è appunto il nome di un sito già registrato dall'associazione esperantista ERA) e potrebbero coinvolgere gli studenti degli ultimi anni della scuola superiore; è un progetto che ho da tempo in animo di realizzare, naturalmente di concerto con il Ministero della Pubblica Istruzione.
· Monitoraggio sulle parole italiane "da salvare". Profumate in molti casi d'antico, non saranno proprio di uso corrente ma sono pronte a prestare la loro opera per chiunque voglia ancora disporne: parole carezzevoli e degne di rispetto, situate a mezzo fra il registro sostenuto e una certa patina di letterarietà, che valgono un nodo al fazzoletto perché non siano spedite in soffitta prima del tempo. La lista potrebbe facilmente comprendere beffardo, blandire, corrusco, egregio, foriero, giubilo, irretire, laconico, mentore, ondivago, pervicace, risibile, sardonico, sussiego, tralignare, visibilio. Tra le novità dello Zingarelli 2010, che si apre con una mia premessa come direttore dell'Osservatorio della lingua italiana per l'editore Zanichelli, spicca per l'appunto l'apertura a 2.800 belle parole "da salvare", contrassegnate da un'apposita icona.
5. Le ragioni della tutela: idee da diffondere
· L'italiano dev'essere considerato un bene patrimoniale (come il paesaggio, un museo, un monumento, ecc.) e, nel contempo, una risorsa economica da sfruttare nel modo migliore su un mercato delle lingue sempre più spietato.
· Il progetto di salvaguardia della lingua italiana va metabolizzato come un preciso dovere civico, compreso nella prospettiva di una valorizzazione del senso di appartenenza a una comunità di cittadini e dell'identità nazionale. Ricordando una riflessione di Giacomo Leopardi contenuta nello Zibaldone: "Ciascuna lingua [...] ha certe forme, certi modi particolari e propri che per l'una parte sono difficilissimi a trovare perfetta corrispondenza in altra lingua; per l'altra parte costituiscono il principal gusto di quell'idioma, sono le sue più native proprietà, i distintivi più caratteristici del suo genio, le grazie più intime, recondite, e più sostanziali di quella favella. Nessuna lingua dunque è uno strumento così perfetto che possa servire bastantemente per concepire con perfezione le proprietà tutte e ciascuna di ciascun'altra lingua".
Postato da: Massimo Arcangeli | 04/11/2009 | | Permalink
